A Piacenza fa caldo d’estate, molto caldo. Potrei sragionare. Avviso ai naviganti. Batman, Spiderman, il “giustiziere della della notte”: ci piacciono molto i “supereroi” non tanto quelli coi superpoteri; meglio, che li abbiano pure ma quegli eroi da libro, fumetto, film o serie tv agganciano proprio l’idea, spesso un vero desiderio inconscio, di veder vendicate non tanto le malefatte di cui siamo stati vittime ma i potenziali pericoli a cui siamo esposti. Poco importa se non siamo a New York o nella fantastica Gotham City, siamo attratti da forme di giustizia spicciola al limite della vendetta. Assuefatti ad amministrazioni che non funzionano quei supereroi incarnano l’efficienza che il male nell’ora e mezza di lettura o di visione venga messo a tacere per sempre (o sino alla prossima striscia di fumetto, o capitolo cinematografico). Sono una vera e propria redenzione. Una redenzione tramite delega: il meccanismo funziona tanto che gli scrittori, i registi, i produttori, gli attori comprendono questo meccanismo di immedesimazione: “quanto vorrei essere te che stai spaccando la faccia a quel cattivone, omicida, ladro o corrotto !!!”.

Dalla fantasia, più o meno artistica, alla realtà italiana e a quella romana in particolare. È balzato, infatti, alle cronache di questi giorni il fenomeno Free Park: un romano che, spray nero alla mano, punisce (almeno tre sarebbero gli espisodi) i parcheggiatori selvaggi su strisce, attraversamenti pedonali, posti riservati per gli invalidi, con delle scritte sulle fiancate delle autovetture. Si fa giustizia da sé: lascia come uno “zorro de noantri” la sua “z” (la scritta “Free Park appunto) come danno sulle auto dei presunti contravventori. Sui social sono molti più gli apprezzamenti che le critiche. Non sono mancati, poi, gli editoriali favorevoli come quello di Gianluca Nicoletti su La Stampa. C’è chi gli riconosce una certa quota di coraggio anche se chi scrive trattiene il dubbio di non riconoscerlo a chi si nasconde nel buio della notte per fare quello che fa. Di certo non v’è coraggio in chi non chiama chi sarebbe competente ad accertare e contestare le infrazioni al codice della strada: la polizia municipale. Anche perché ciò consentirebbe al parcheggiatore di difendersi e di reclamare una qualche ragione, una qualche giustificazione o attenuante. Che coraggio ci sarebbe, poi, nel non pretendere che le autorità capitoline facciano finalmente dell’urbanistica ragionevole o facciano funzionare servizi di trasporto pubblico alternativi a quello imperante privato ?
Ecco allora ritengo che la “delega” data al cittadino “Free Park” sia una delega sbagliata, una delega di mera frustrazione, d’impotenza.
Zerocalcare che c’entra in tutto questo ? In questi giorni su Netflix è uscita la sua nuova serie cartone: “Questo mondo non mi renderà cattivo“. È una serie che indubbiamente propone un suo angolo visuale, di parte, quella di una sinistra disincantata; ma tra i mille fili che tira nella sua incalzante e ironica narrazione mi piace, adesso, sottolineare quello di una “politica ufficiale”, di un sistema, compreso quello mediatico, che tende a mettere, nei sistemi difficili e complessi come quelli di una periferia romana (nome di fantasia di Tor sta Ceppa), gli uni contro gli altri, immigrati contro italiani, fascisti (o presunti tali) contro comunisti (o presunti tali), amici contro ex amici, gli ultimi contro i penultimi.
La serie di Zerocalcare finisce per essere un antidoto contro la semplificazione dove anche il presunto eroe, impersonato proprio dal fumettista di successo, ha bisogno di conoscere e comprendere le singole storie individuali, soprattutto quelle diverse dalle sue, apparentemente contraddittorie ed antinomiche, come quelle di Cesare e di Sara. L’eroe per Zerocalcare ripudia l’azione, la rimanda, ha mille dubbi esistenziali e altrettanti gliene vengono instillati. È forse un anti eroe. Certo non è Batman neanche l’Uomo Ragno e non intercetta la delega degli spettatori, non li appaga e nemmeno appaga il loro desiderio di giustizia tanto immediata quanto sommaria. Per una volta è bello non immedesimarsi in qualche giustiziere e forse fare come ci indica Sara “Staglie appresso a quel pischello non lo tratta’ pure te come se fosse uno solo bono a mena’; sta impicciato perché è più sensibile di come sembra.”. In fondo i luoghi che frequentiamo o che abitiamo sono come “una pozza de anime che annaspano al buio che devono imparare a vivere insieme in un posto dove non può vivere nessun altro”.