Il grande gioco delle (im)possibilità

Il nostro è tendenzialmente un pensiero lineare. Troppo spesso lineare e aristotelico. Pensiamo di dover raggiungere un obiettivo e lo pensiamo più o meno a questo modo: andare dallo stato “A” in cui siamo a quello “B” dove vorremmo arrivare. Misuriamo, progettiamo, verifichiamo noi stessi come attori, le nostre capacità e i nostri limiti, il tempo a disposizione e ne deriviamo un giudizio di prognosi sulla possibilità o sull’impossibilità di raggiungerlo alle condizioni date.

Poco ci concentriamo sul percorso, meglio sull’infinità di variabili, di solito non lineari, che possono interagire con noi e trasformare il setting iniziale. La soluzione c’è ma potremmo non vederla ancora se rimaniamo nell’angolo visuale del punto “A”. Siamo, insomma, sempre troppo concentrati sull’immediato passato, su quello che siamo stati sin là, pochissimo sul tempo presente e per nulla sull’effetto del prossimo passo. Troppo vincolati al comodo detto: “ad impossibilia nemo tenetur“. Tutto bello, tutto molto interessante ma come possiamo tradurre nella vita di tutti i giorni il “grande gioco delle possibilità” ?

Come si fa nella vita di tutti i giorni ad immaginare sogni, vederci realizzati e felici, senza rimanere incastrati nel “non posso farcela” ? Spesso occorre solo saper trovare le premesse sbagliate e correggerne il tiro con una “rappresentazione” diversa, fantasiosa, ricca tanto di immaginazione quanto di volontà. Per farlo mi piace raccontare le gesta di un mago illusionista inglese, Jasper Maskelyne, nato nel 1902 ed arruolatosi volontario nell’esercito britannico con una pattuglia di suoi colleghi illusionisti nel corso della seconda guerra mondiale.

Nella sua parabola militare famoso, ad esempio, è stato “l’inganno” con cui cambiò in peggio la realtà militare di tedeschi in Egitto. Il gruppo di artisti guidato da Maskelyne costruisce anzitutto delle strutture con materiali di fortuna accanto al porto di Alessandria. Le strutture posticce replicano il porto stesso con giochi di luce e specchi, mentre le luci del vero porto vengono spente. A terra fa anche scoppiare delle mine per dare una migliore sensazione di distruzione agli arei tedeschi che avevano il compito di scaricare ordigni al suolo.
L’illusione è perfetta per gli aerei tedeschi e così, per ben nove giorni, l’aviazione nazista bombarda il nulla, mentre il vero porto di Alessandria è in salvo, un paio di chilometri a est. Da una probabile “caporetto” alla creazione di margini di possibilità di vittoria.
Dopodiché, con analoghe illusioni ottiche, Maskelyne fa sparire il Canale di Suez, e acceca ripetutamente l’aviazione tedesca con dei riflettori.

E ancora: nel 1942 Maskelyne crea una divisione corazzata di cartone, con manichini, carri armati fasulli, rumori e voci umane simulati.
La divisione fantoccio viene portata in prima linea, dove subisce l’attacco nazista, mentre la vera divisione corazzata avanza lateralmente, mascherata da convoglio di trasporto, con un trucco meccanico capace anche di cancellare le tracce dei cingoli e sostituirle con quelle che lascerebbero le ruote dei camion.
E così viene vinta la battaglia di El Alamein: la vittoria degli inglesi su Rommel che sancisce le sorti della guerra, consentendo agli Alleati di prendere il controllo del Mediterraneo.

La rappresentazione, sembrano chiederci le imprese di Maskelyne, è reale oppure no ? Ne fa parte oppure no ? Se cambiamo le premesse, dando spazio alla fantasia e all’ingegno, con cui costruiamo i nostri giudizi possiamo fare perlomeno un primo passo per superare i limiti “apparenti” che ci autoimponiamo o che ci vengono imposti per provare a cambiare prospettiva ?

La felicità, insomma, non mi appare semplicemente uno stato d’animo, da vivere passivamente, ma sembra, per me, sempre più somigliare ad un modo di vedere le cose, vederle con una fiducia di tipo pragmatico. Se proviamo a pensarci bene, è proprio così. Il percorso “a chiocciola”, rispetto a quello lineare di tipo aristotelico-tolemaico, può destare sorprese, può farci affinare capacità e competenze, metterci alla prova e farcene scoprire delle nuove; il tempo e le esperienze degli altri possono persino aiutarci ad ingaggiare arnesi nuovi, a fare squadra laddove serve.

Sarà capitato a tutti, infatti, di avere vissuto un evento proprio o di un familiare in cui, per un “rotto della cuffia”, per pochi secondi o minuti e una casualità di fatti a cui abbiamo dato solo un modestissimo contributo (solo quello di esserci), ci siamo salvati la vita ed abbiamo evitato l’appuntamento con la morte; o qualcuno dei nostri cari ha avuto salva per poco la vita o ha evitato l’appuntamento con la morte. Un incidente stradale o un infarto ad esempio. A nessuno viene in mente che quei pochi minuti o secondi, passati in modo diverso come in una sorta sliding doors, avrebbero potuto condurre ad un esito infausto, tragico. Ecco, provate a spostare per un attimo le lancette all’indietro e a fare memoria di quello che stavate facendo, dicendo o pensando poco prima dell’avvio di quella filiera che avrebbe potuto portare alla fine. Magari vi stavate lamentando del collega, o della moglie o del marito, stavate imprecando con l’automobilista al vostro fianco; magari stavate piangendo per un esame non superato o maledicendo la scelta di partecipare ad un concorso per il quale non vi sentivate pronti e pensavate di non avere più tempo per esserlo. Magari vi stavate lamentando della macchia di sugo al ristorante sul vostro completo preferito che avevate indossato per far colpo sul vostro lui o sulla vostra lei.

Pensate dunque a come senza neanche troppo sforzo solo la “casualità” vi ha rimesso in pista o ha rimesso in pista quel vostro amico o familiare e a come poter dar significato anche ai momenti precedenti in cui vivevamo in maniera solo negativa la prospettiva davanti a noi; pensate come anche cambiare ogni premessa, con slancio, fantasia e in meglio, possa restituire ulteriore significato e potenzialità al momento successivo, allargarci gli orizzonti alle infinite possibilità che ci si presentano. Vivere felici è una costante ricerca della nostra parte migliore: passo dopo passo, istante dopo istante per superare quelli che consideriamo i nostri limiti e scoprire, invece, i nostri doni. Noi siamo intanto capaci di immaginare e costruire le premesse migliori nonostante gli errori, anzi grazie ad essi, e alle difficoltà che la vita ci pone.

3 commenti

  1. […] Già ho scritto di come poco tendiamo a concentrarci sul percorso, meglio sull’infinità di variabili, di solito non lineari, che possono interagire con noi e trasformare il setting iniziale. Da uno stato di contesto denominato “A” una novità positiva potrebbe prodursi; soltanto potremmo non vederla ancora se rimaniamo nell’angolo visuale proprio del punto “A”. Siamo, insomma, sempre troppo concentrati sull’immediato passato, su quello che siamo stati sin là, pochissimo sul tempo presente e per nulla sull’effetto del prossimo passo.  […]

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