Della rinuncia e del partire già battuti.

Chi scrive non si inserisce di certo nel novero degli eroi tanto meno in quello dei martiri. Nella vita, pero’, mi piace pormi qualche obiettivo, sfidare (non gli altri ma me stesso) un mio miglioramento possibile o, vista l’età, semplicemente ritardare un prevedibile peggioramento. In quasi tutti i campi delle attività umane, non solo individuali o prettamente fisiche, calcolare i rischi, affrontarli, è cosa saggia ma non subire la paura dei pericoli è necessario per poter avere una vita piena o che si approssimi alla felicità o comunque si prodighi per una sua costante ricerca. Così, sul tema, mi piace raccontare una piccola storia. L’estate del 2021 è stata la stagione della salita al Cervino traguardo iconico per ogni amante della montagna. Alberto De Giuli, guida alpina e ormai amico, con cui dall’anno precedente, quello del Covid tanto per intendersi, avevo intrapreso alla mia veneranda età la rincorsa a qualche 4000 sulle Alpi e con cui a fine estate avrei appunto dovuto scalare il grande obiettivo mi aveva consigliato la preparazione e qualche uscita che abituasse a quota, esposizione e movimenti del corpo; infine mi aveva indicato il nome di Saro Costa, un’aspirante guida che l’aveva ben impressionato in una recente conoscenza. Così nei giorni successivi prendo contatti con Saro e consultando l’agenda di entrambi pensiamo che la cosa possa andare in porto in un poker di date concentrate nella prima quindicina di agosto. Ma non abbiamo fatto i conti la meteo che ci costringe a cambiare piani sino all’ultimo, peraltro con un residuo d’incertezza dovuto al permanere di una forte instabilità nelle zone alpine e prealpine, e ad optare per il 7 e l’8 agosto; l’obiettivo è quello scalare il Monte Disgrazia in Val Masino sino ai suoi 3678 metri di altezza. Sappiamo però che durante il pomeriggio del giorno di avvicinamento e forse tutta la notte seguente la meteo prevede forti temporali nella zona ma confidiamo in una diversa e più rosea previsione per il mattino dell’8 agosto ove sono invece previste ampie schiarite. Era insomma un inizio di agosto un pò strano non confortante per chi va in montagna. Il giorno dell’avvicinamento dalla località Predarossa, dove si lascia l’auto, al Rifugio Due Ponti è, lungo un comodo sentiero adatto anche alle famiglie, l’occasione per scaldare i motori e conoscersi, scambiando quattro chiacchiere, con Saro. Dalle nostre professioni alla vita c.d. privata, dall’amore per la montagna agli amori in genere, dallo sport alla politica. Non c’è fretta perché ci siamo dati appuntamento il mattino relativamente  presto in Val Masino e nonostante l’affanno della salita siamo confortati dal fatto di constatare che le previsioni ci hanno preso: non v’è ancora traccia dell’acqua prevista invece nel pomeriggio. Le quasi due ore di marcia passano velocemente e in men che non si dica siamo al rifugio dove, per pranzo, assaggiamo i pizzoccheri, prendiamo possesso della camera e dei letti e approfondiamo la nostra conoscenza. Tanto basta perché si manifestino nel tardo pomeriggio gli scrosci previsti e poi l’ora di cena. I rifugi (e il Due Ponti non fa eccezioni) col brutto tempo diventano luoghi di agognato approdo e di gradevole conforto tanto che è di ritorno per il pasto serale dalle arrampicate sul granito un gruppo di climbers fan del metodo Caruso con proprio lui a farne da leader in quell’occasione. A cena non siamo soli. Consultiamo per l’ultima volta la meteo e verifichiamo come tutti i vari modelli presenti in rete concordino in una cessazione di lampi, tuoni e precipitazioni per la tarda nottata, al più poco prima delle luci dell’alba. Andiamo in branda fiduciosi, insomma. Ma la notte è un vero tormento: numerosi boati e frequenti ticchettii che si abbattono sugli elementi non solo mi e ci svegliano ma ci danno la sensazione di quello che stava avvenendo lì fuori a più di 2500 metri di altezza: grandine sicuramente vicino a noi, chissà più in alto. Anche in morale, che nottetempo non è mai dei migliori  se si è svegli, ne risente in peggio. Nonostante tutto la sveglia concordata suona, in un orario un pò più ritardato del solito per la montagna proprio perché avevamo deciso di far sfogare perbene la perturbazione prevista in allontanamento. Così tra le 6 e le 6.30, poco dopo aver sentito l’ultima pioggia scendere, buttiamo giù quei liquidi, quegli amidi e quegli zuccheri necessari a far benzina per i motori e decidiamo, comunque, di andare a vedere. L’alba, ad agosto ancora molto precoce, ci avrebbe dovuto garantire un bel pò di luce a quell’ora ma il grigio scuro la fa ancora da padrona e la via verso la valle glaciale, ormai quasi tutta morenica, pur ben segnata e conosciuta da Saro rende i passi non molto sicuri. Le nuvole restano basse e coprono quasi tutte le cime attorno a noi compreso il Disgrazia. “Si aprirà?” “Le previsioni ci avranno preso oppure andando verso l’ora di pranzo avremmo dovuto temere un peggioramento di quelli solo locali ?”. Proseguiamo fino a montare sul ghiacciaio Predarossa: calziamo in ramponi e ci leghiamo. Notiamo salendo ancora, zig zagando sul ghiacciaio, uno straterello (appena qualche centimetro) di neve fresca, ma soprattutto il peso di quel grigiore delle nuvole presenti non abbandonarci. Saliamo ancora anche se l’umore comincia a condizionare il passo sempre più pesante. Arriviamo alla fine del ghiaccio e all’attacco della cresta il confronto esplicito è d’obbligo arrivati a circa 3000 metri. “Che facciamo ?”. Apre ? Non si apre, I nuvoloni restano scuri, incombenti e ci precludono a tratti la vista integrale della cresta verso il Disgrazia e la cima stessa. Scattiamo due foto e decidiamo di non correre quei rischi ulteriori, decidiamo di non sfidare la montagna dando ragione all’incertezza. Scendendo, dapprima al rifugio, ogni tanto ci voltiamo: nonostante il rammarico non ci sentiamo vinti. Ci abbiamo provato. Non siamo rimasti sul divano, non siamo rimasti al rifugio, non siamo rientrati alle prime impervie rampe: abbiamo aggiunto un’esperienza anche se alla fine abbiamo rinunciato per poterne parlare, per poterne scrivere.

Rifugio Due Ponti

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