Si è miopi quando non si vede in lontananza. Si è presbiti quando non si è capaci di leggere quello che è immediatamente vicino. E’ stato il giorno prima della mia partenza per il Nepal quello dell’attacco, esplicitamente e volutamente, terroristico di Hamas nei confronti di cittadini, per di più donne e bambini, israeliani. Domenica 8 ottobre ancora non si avevano sufficienti elementi per valutare la portata e le conseguenze (come i sequestri di persona che seguirono) di quell’attacco. Quando ci è stato possibile, quando la fatica dell’andare e l’esigenza del riposo lo hanno permesso, ne abbiamo parlato anche all’interno della combriccola italoamericancanadese in trasferta nella valle del Khumbu. Ho poi letto le “consuete” sgangherate, per non dire faziose, analisi e considerazioni italiote: tutte fatte di equidistanze, un colpo al cerchio e uno alla botte, apparite mediazioni non si sa con chi (i capi di Hamas ? I rappresentanti iraniani ?), per giungere, infine, alla solita proposta rifiutata storicamente per primi dai “combattenti” palestinesi: “due popoli, due stati”.
Per non parlare poi di quelli che appaiono dei timorosissimi richiami a non farne una guerra di civiltà. Così la politica e il dibattito italiano mi appaiono presbiti e miopi al tempo stesso.
Come si può paragonare un’organizzazione terroristica, come Hamas (capace di negare diritti e prospettive per primi ai palestinesi) e le sue recenti azioni altrettanto terroristiche ad Israele, ad una democrazia, che commette errori anche di strategia ed esecuzione militari (non certo con la finalità di incutere terrore avendo come obiettivo i civili), ma consente il controllo democratico e le libertà ai suoi cittadini anche quelli di religione musulmana ? Solo in Italia ci riusciamo. “Due popoli e due stati” è una enorme scempiaggine, se si finisce per consegnare sovranità evidentemente totalitaria ad Hamas, ai fratelli musulmani magari sotto l’influenza della teocrazia iraniana. Così non solo non smetteranno di voler l’annientamento di Israele e degli israeliani ma di opprimere, per primi i palestinesi destinati al martirio con la scusa della propria fede musulmana.

Eppoi se non evidentemente una “guerra d’imposizione” però, perlomeno a livello di comunicazione e di informazione una rivendicazione delle prerogative delle democrazie e degli stati fondati sul diritto potremmo pur farla ? Potremmo pur dire che da sempre Israele costituisce un infinitesimo lembo di terra dove si possono esercitare i diritti democratici e di libertà pur trovandosi assediato e circondato da regimi totalitari ?
Per rompere il suo isolamento potremmo riprendere, non come provocazione, ma come vero e splendido obiettivo politico, pensato decenni fa da Marco Pannella, che è Israele paese membro gli Stati Uniti d’Europa e del Mediterraneo, al contempo forza attrattiva di tutti i cittadine democratici non solo del continente europeo ma tendenzialmente mediorientale e forza deterrente per i suoi aggressori grazie ad un possibile Esercito Europeo ?