Il giorno 7 dell’avvicinamento/acclimatamento ci porta da Tengboche a Dingboche, 4300 metri sul livello del mare. Per me è la quota piu’ alta dove abbia mai pernottato fino ad ora. Vedremo se il mal di testa o gli altri sintomi del mal di montagna si faranno vivi. Fino ad adesso il trekking non mi ha dato fastidio tranne il riacutizzarsi di qualche dolorino alla caviglia: c’era da aspettarselo dopo 4 giorni di lavoro ininterrotto. Ma vorrei fare un piccolo passo indietro. Il cammino continua, infatti, ad essere denso di riferimenti religiosi: ruote della preghiera, disegni degli occhi di Buddha su delle cupole bianche a fare da tela, scritte di mantra sulla roccia, persino non mancano i monasteri.
Ieri, infatti, l’allegra brigata italoamericancanadesenepalese di cui faccio parte ha fatto visita al monastero buddhista tibetano Dawa Choling Gompa nel villaggio di Tengboche. Una visita durata qualche decina di minuti e di sicuro illuminante. Ne ho avuto l’impressione di una religiosità povera ma molto diffusa. Il rito, pur sacro ricco di incensi e disegni di divinità colorate, non mi è sembrato molto schematico essendo capace di adattarsi alle esigenze personali del fedele e dell’interlocuzione del monaco. La ripetizione di mantra e il silenzio che è attorno lascia molto spazio alla meditazione che è individuale: non ci sono preghiere o canti collettivi. Di certo chi entra sembra alla ricerca della propria pace interiore.
Ma è nel cammino che ho capito cos’è davvero il buddhismo. Durante un passaggio in un piccolo villaggio ad un anziano, sorretto da un altro uomo, ho rivolto un “Namaste'” inchinandomi col capo e portando le mani unite verso il cuore. Con la difficoltà dovuta all’eta’ mi ha risposto con lo stesso gesto e con un filo di voce mi ha detto inglese: “tu hai compreso, non tutti i turisti e non tutti i giovani nepalese invece hanno compreso come fare il gesto !”. Mi ricordo come “Namaste” significhi: “Riconosco la divinità che c’è in te” e mi basta per comprendere la bella religiosità buddhista di questo popolo.