Oggi la comitiva italoamericanocanedese si muove verso Namche Bazaar nella valle del Khumbu. Da qualche squarcio si cominciano ad intravedere le grandi vette himalaiane.

900 metri e rotti di dislivello totali di trekking che ci potranno sino a 3400 metri di quota: l’acclimatamento richiede i suoi tempi. Pernotto e cena previsti presso l’Himalayan Lodge. Le comodità cominciano a farsi più rarefatte, le stanze più piccole, le ritirate in comune; le docce richiedono un supplemento. Il “gioco” continua a valere la candela. Non è solo una questione di ambiente, di panorami e di montagna. Durante il tragitto attraversiamo piccoli villaggi, vere e proprie “stazioni di servizio” per i viandanti, incrocio colonne, anzi, visto che siamo in tema, vere e proprie cordate di muli e rak (la razza bovina bassa ma resistente di queste parti) che trasportano ogni cosa bombole di gas, taniche di cherosene, generi alimentari, materiali ed attrezzi da costruzione.

Il sentiero della valle non è poi solo collegamento per alpinisti, sherpa e portatori di quota ma anche per i nepalesi dei villaggi. In delle ceste enormi donne e uomini di ogni età (anche molto anziani) trasportano ogni cosa da una casa all’altra, da un villaggio all’altro sino a quello più remoto, meno raggiungibile. Così mi viene da pensare al tempo. Noi alle latitudini europee ormai assuefatti alla velocità misuriamo tutto in secondi, minuti al massimo ore. L’esigenza o il mito della produttività ci spinge a vivere tutto in un continuo riflesso che ci costringe a misurare le cose e le persone con criteri quantitativi. Quanto ho fatto oggi ? Quante persone ho incontrato o convinto ? Quante persone ho raggiunto e mi hanno apprezzato ? In quanto tempo ho ottenuto i miei follower ? In quanto tempo ho raggiunto quel risultato ? Qui ho l’impressione che tutto, soprattutto per la gente più umile, continui a misurarsi in giornate e in specie in giornate di cammino. Per una provvista c’è da aspettare giorni, per mettere a posto un’abitazione, forse mesi. Tutto è lento o meglio scandito da un ritmo meno frenetico, quello degli elementi naturali che ostici amplificano le distanze tra un luogo e l’altro. Così amo pensare che anche la qualità delle relazioni ne risenta in meglio. L’aiuto reciproco, il riparare piuttosto che buttare o dimenticare comprese le persone, il valore degli anziani mi paiono cose tipiche di questa comunità nepalese di montagna.

O almeno mi illudo così sia. Magari, il mio, è solo uno stupido inno alla povertà e alla precarietà ed anche i nepalesi che ho incontrato, soprattutto i giovani, nonostante i loro sorrisi, ambiscono al nostro stile di vita. Il cammino continua.
complimenti Michele e complimenti per le riflessioni … to be continued
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