Quella del 2023 è l’estate delle fazioni. Da telespettatori (radioascoltatori, lettori di quotidiani o siti on line) siamo stati perennemente convocati non alla conoscenza e al dialogo pubblico ma alla partecipazione ad una logica delle tifoserie. Così l’ennesima estate calda (interrotta dai temporali imprevisti e fors’anche imprevedibili quanto a localizzazione ed intensità esatte) è la scusa per farci schierare, del tutto epidermicamente, tra ambientalisti (sostenitori del climate change) e negazionisti o, vista dall’altra prospettiva, tra “gretini” e realisti/pragmatici in materia di riscaldamento globale. Per qualche giorno ha, poi, tenuto banco la questione della coppia vip torinese, Cristina Seymandi e Massimo Segre, che alle soglie del matrimonio è scoppiata per questioni di letto. Il video pubblicato e girato nell’occasione in quella che avrebbe dovuto essere una festa pre matrimoniale è diventato virale e tutti i programmi tv ci hanno proposto di parteggiare per il marito cornuto-vendicatore o per la donna fedigrafa ma umiliata pubblicamente. La prima fazione veniva spinta a tener alti i propri vessilli dalla costruzione di un moto compassionevole nei confronti dell’uomo, “costretto” per salvare il suo onore ad un’ipotizzare un finale stile fratelli Vanzina restituendo (sic !) la libertà alla sua ex promessa sposa; mentre la seconda faceva leva sul sentimento di un “femminismo” quasi da operetta teso a proteggere la donna dal pubblico ludibrio a cui l’uomo l’avrebbe esposta con la sua sceneggiata rivelatrice (cosa che ha parti inverse non sarebbe successa). Ma il culmine si è raggiunto con l’ultimo Colosseo a cui in questa estate mediatica 2023 ci sta inchiodando: quello del Generale Buttiglione (finalmente dopo gli anni 70/80 di una famosa filmografia con cui io e miei coetanei siamo cresciuti anche lui è stato promosso) e del suo libro. Anche qui pro e contro l’assoluto “quasi nulla”. Basterebbe concentrarsi sulla lettura delle prime pagine per comprendere la qualità delle invettive della pubblicazione autoprodotta laddove il cartesiano “cogito ergo sum” viene letteralmente definito come un “fatidico anatema”. Tanto sarebbe sufficiente per ritenere risibile l’ipotesi di farlo assurgere a manifesto per una destra sociale conservatrice quanto addirittura a considerarlo un pericoloso testo fascista e reazionario. Ma ciò non è e un dibattito pubblico viene, proprio in queste ore, alimentato da un profluvio di dichiarazioni, controdichiarazioni, iniziative amministrative, analisi ed editoriali e da ultimo telefonate, tra le fazioni, a “babbo già ampiamente in libreria”, dei presunti censori dell’ufficiale (“che non avrebbe potuto o dovuto”), per la verità ormai da tempo lontano dalle “grandi manovre” e i difensori della libertà di espressione e di critica. Posizioni poi che tendono banalmente a diluirsi (o a essere diluite ?) nei sostenitori delle tesi del generale, che lo ritengono un modello di patriota, e in quelli che invece avversano tali tesi ritendole omofobe, razziste e fasciste.

Il libro del colonnello Buttiglione per questo can can sicuramente venderà più copie, forse potrebbe partecipare al premio Strega. Tutto, comprese le polemiche connesse, in questa estate è pubblicità (non cronaca, tanto meno politica) rigorosamente non progresso. Una volta, perlomeno, c’era il calciomercato e i suoi scoop, per lo più falsi, a dividere (o unire) le tifoserie. Ora di soldi a quelle latitudini ne girano sempre meno al pari della fantasia dei redattori (tanto che le uniche destinazioni immaginabili di Mbappe’ e dintorni possono essere squadre arabe o occidentali ma controllati da sceicchi e non certo alla Juve) e così, sotto l’ombrellone, ci dobbiamo accontentare dei fenomeni estremi del clima, della (ex) coppia vip torinese e del phamplet del novello Sun Tzu, politicante, in salsa italica. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse, ancora una volta, in gioco la credibilità del sistema, del paese oppure qualche altra decisione in corso sotto la cortina fumogena che nel frattempo ci viene proposta.