Ecuador, una semplice rassegna del fallimento del proibizionismo.

In Ecuador, tanto le cronache quanto le analisi, sono concordi nel dire che l’assassinio di uno dei candidati presidente Fernando Villavicencio nella giornata s’intrecci in qualche modo con i cartelli della droga, in specie quelli della cocaina, e con il controllo di nuove e vecchie rotte verso l’Europa e gli Usa. Ma una semplice rassegna e una serie di virgolettati basteranno allq comprensione di come uno Stato apparentemente sovrano possa essere in realtà in completa balia dei narcos, di una guerra tra bande dedite a traffici illeciti spesso incrociati con quelli del greggio e delle armi. Qui, purtroppo, nemmeno conta appurare, in quella vischiosita’ e in cui quello che appare spesso non è e quello che è non è mai definitivo, se l’assassinato fosse un vero paladino della anticorruzione e della giustizia sociale, e se i messaggi di cordoglio e sdegno dei suoi avversari siano davvero autentici. In questi casi è il contesto, viziato da fiumi di denaro di provenienza illecita, che può consentire di approssimarsi al testo.

Già prima della pandemia, gli esperti avevano dato l’allarme sull’aumento della criminalità nel Paese. La cartina di tornasole, come al solito, erano le carceri dove, anno dopo anno, aumentavano le stragi fra detenuti affiliati a bande nemiche, puntualmente ignorate. Poi hanno iniziato ad essere assassinati magistrati, giornalisti e, infine, i politici. Il 24 luglio, la violenza ha colpito Augustín Intriaga, sindaco della città portuale di Manta. Una settimana prima era toccato a Ríder Sánchez, che correva come deputato. […] In ogni caso, Villavicencio si era più volte scagliato contro “Los Choneros”, braccio armato nel Paese dell’organizzazione messicana di Sinaloa e aveva denunciato minacce da parte loro. Paradossalmente, però, a rivendicare il delitto, in un video su Twitter, sono stati “Los Lobos”, rivali di “Los Choneros” e “soldati” del cartello di Jalisco. Nel filmato, i narcos sostengono che uccideranno anche un altro candidato, il controverso Jon Topic, multimilionario e sostenitore di pugno di ferro nonché mezzi discutibili per combattere la delinquenza” (Avvenire).

Il volume di fuoco scatenato in America centro-meridionale dalle organizzazioni mafiose è da anni impressionante e apparentemente incontenibile. Chi si ricorda dell’omicidio di Marcelo Pecci, l’11 maggio del 2022? Pecci era il procuratore anti mafia del Paraguay, viveva una vita blindata, si era appena sposato e si era concesso una breve luna di miele con la moglie in Colombia: i killer arrivarono dal mare con una moto d’acqua e lo assassinarono in spiaggia, un’altra esecuzione davanti a decine di testimoni. Modalità evidentemente terroristiche.

Lo stesso omicidio di Villavicencio è l’ultimo di una serie di spietate esecuzioni che hanno avuto come vittime esponenti delle istituzioni. Cosa c’è in palio? Tonnellate di cocaina per i mercati occidentali, nordamericani ed europei.” (Il Fatto Quotidiano).

Ma non c’è dubbio che l’essere passato l’Ecuador da uno dei paesi più tranquilli della regione a quello che nel 2022 ha sequestrato più cocaina in transito in America latina contribuisce molto alla tensione generale. Non si tratta in realtà di un paese di produzione, ma è infilato giusto in mezzo tra Colombia e Perù, che sono i due maggiori produttori di cocaina al mondo. ” (Il Foglio).

“Il caso Villavicencio conferma che le presidenziali si disputeranno nel contesto di una grave crisi della sicurezza provocata dalla presenza sempre più forte sul territorio dei narcos.” (Il Riformista)

Questi omicidi si inseriscono all’interno di una spirale di violenza diffusa in tutto il paese che ha subìto un’accelerata negli ultimi tre anni. Secondo il Crisis Group, tra il 2020 e il 2021 la crescita degli omicidi è stata del 180%, mentre nel 2022 si sono registrati in media dieci omicidi al giorno” (Ispi).

Per poi arrivare alla cronaca degli esiti investigativi: “Le sei persone arrestate per l’assassinio di Fernando Villavicencio, sono tutte di nazionalità colombiana e con precedenti penali nel Paese di origine per traffico di stupefacenti, omicidio, furto, traffico e detenzione di armi e aggressione a pubblico ufficiale. Le autorità ecuadoriane hanno confermato anche il coinvolgimento di “gruppi criminali organizzati” nell’omicidio, così come hanno precisato che era colombiana anche la settima persona sospetta rimasta uccisa in uno scontro a fuoco con la polizia.” (Skytg24). Rivelazioni queste ultime sul profilo dei componenti del commando, assieme all’affermazione dell’ex vicepresidente ecuadoriano Otto Sonnenholzner (“il nostro Paese ci è sfuggito di mano” e ancora: “quello che ha sofferto la Colombia negli anni Ottanta e quello che ha sofferto il Messico negli anni Novanta, l’Ecuador lo sta vivendo oggi“) utili far sorgere il più classico dubbio: apparati di sicurezza inefficienti o corrotti ? Probabilmente due facce della stessa medaglia.

Anche quello che è successo nelle ore successive lascia intendere cosa sia diventato l’Ecuador. Infatti si è registrato “ancora un attentato contro un candidato prossime elezioni…: ad essere presa di mira è stata questa volta Estefany Puente, che corre per l’Assemblea nazionale. Individui armati si sono avvicinati a bordo di motociclette al suo veicolo, nella città di Quevedo, provincia di Los Rios, e hanno aperto il fuoco. Puente era in auto con il padre ed un collaboratore, ha ricostruito ‘El Universo’, quando gli aggressori hanno aperto il fuoco contro il parabrezza e la fiancata destra dell’automobile prima di darsi alla fuga.”

Il titolo di un servizio di Repubblica di oggi appare eloquente: “Il superstato dei Narcos si allarga all’Ecuador: 80 milioni di persone sotto il giogo dei cartelli. Il 13% della popolazione in America Latina vive in zone controllate dalla criminalità organizzata.”

Dire che con questo stato di cose, putrescente e violento, la solita inefficace “medicina” asseritamente praticata a livello globale e cioè l’approccio proibizionistico in materia di stupefacenti da piu’ di 40 anni non c’entri nulla è l’ennesimo azzardo (a questo punto constatati gli ultradecennali effetti in buona o mala fede poco importa).

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