Due notizie per un unico sentimento di dispiacere e cordoglio.

Di come muoiono le persone sappiamo sempre molto, troppo. Siamo sempre troppo abili ad emettere sentenze quando traguardiamo gli ultimi istanti, quelli fatali, di un’intera vita. Come se si potessero trarre le conclusioni di un’opera solo dal do di petto di un tenore o di una commedia teatrale dall’ultima battuta del protagonista. Troppo poco e troppo tardi. Ma soprattutto sappiamo poco di come vivono e di come hanno vissuto. Non sappiamo nulla della loro generosità, delle loro passioni, dei loro amori e del loro impegno. Non sappiamo nulla dai testimoni del loro vero essere. Giudichiamo libri neanche da una copertina ma leggendo solo la pagina finale perché siamo abituati a pensare il tempo convenzionalmente: lineare e non in profondità, come quantità piuttosto che come qualità di ogni singolo attimo.

Così due notizie ha (ri)destato in me queste altrimenti sopite riflessioni: la morte di Diego Zanesco, esperta guida alpina che scalava spesso in free solo e quella di un acrobata di origini francesi, Remi Enigma.

Per tutte e due, proprio perché relativamente o molto giovani, dico “non ci voleva” e provo un profondo dispiacere. Non emetto facili giudizi sui rischi che stavano correndo e mi limito a dire che, probabilmente, stavano facendo quello a cui più tenevano, che li faceva sentire realizzati e dunque vivi. Sono sicuro non cercassero la morte. Il “non sono cose che si debbono fare” o “se la sono cercata” lo lascio ad altri pronti a spararla sempre grossa senza un minimo di vitale empatia.

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