La premessa è quella che non ho una definizione di successo, che possa valere per tutti, per tutto e per sempre. Di converso non saprei definire neanche quella di fallimento. Soprattutto se l’orizzonte è quello di un’intera vita o parabola esistenziale “successo” e “fallimento” mi appaiono, al più, tappe o parentesi più o meno riconoscibili o riconosciute. Spesso sono in incomprensibile ed addirittura inestricabile rapporto tra loro: nel senso che l’una prepara l’altra e anche viceversa.
Ma non è di successi e fallimenti in senso stretto che vorrei parlare. Semmai di opportunità (non di opportunismi) e di “barche” su cui ci si ritrova a remare. Ho sempre pensato che il miglioramento di ciascuno passi per le occasioni di confronto e di dialogo che possiamo avere con persone migliori di noi. Ma di occasioni bisogna averne, appunto. Se vuoi diventare il numero uno del tennis, prima o poi, devi confrontarti con uno come Djokovic. Se continui a giocare con il numero quattro del quartiere neanche le sconfitte potranno insegnarti qualcosa per evolvere in positivo. Come nel calcio prima o poi col Real Madrid o col Manchester City si dovrà giocare per testare e capire come migliorare le proprie capacità.

Le opportunità nella vita sono un pò come il denaro (spesso in un rapporto direttamente proporzionale tra loro): non sono tutto ma sono molto. Certo le possiamo cogliere, persino provocare. Ma l’ascensore che ci porta a progredire, a migliorare, non sempre si ferma al nostro piano e anche se ci facciamo trovare pronti, all’orario giusto, avendo premuto il tasto di chiamata e con un fisico asciutto, spesso lo si trova già full con un gruppo di persone incattivite che non ti lascia uno spazietto per imbucarsi nemmeno a quattro zampe.
Quindi è vero che il miglioramento dipende da noi, il successo inteso come raggiungimento degli obiettivi che ci prefiggiamo dipende da noi, dalla nostra volontà, dal nostro coraggio, dalle nostre azioni e dalla capacità di imparare dai nostri errori ma è altrettanto vero che se la vita ci dispensa sempre barche malandate e compagni di navigazione non un granché noi possiamo impegnarci a remare come dannati ma le occasioni, quelle vere di miglioramento, stenteranno ad arrivare.
La grande maggioranza delle persone può giocare dei campionati, potrà avere le sue chance, ma non sempre i campionati in cui si troverà a giocare saranno di primo livello. Qualche “promozione” si potrà, di certo, conquistare ma la serie A rimarrà una chimera e con essa la qualità dei compagni di squadra e quella degli avversari. Quelli che ti fanno migliorare anche quando perdi la gara.
A meno che uno non abbia la capacità di costruirselo non solo il proprio campionato ma anche il proprio terreno di gioco, assieme alle regole, e invitare a giocare chi gli pare, chi gli aggrada almeno per un pò, almeno per un sortita che sorprende tutti; e allora le soddisfazioni e la felicità possono pure arrivare, persino per essere ricordate. Perché non c’è niente di più personale ed autentico che il successo ma, soprattutto, della sua ricostruzione da raccontare.