“L’odio è per i poveri stronzi”. Ma la (ricerca della) verità non è mai odio.

«Guardate lassù, guardate come arrivano. Grazie, grazie dell’amore. Quello conta. L’odio è per i poveri stronzi». Questa è una delle frasi pronunciate da Marco Pannella dal suo appartamento di Via della Panetteria a Roma pochi giorni prima di morire. Dalla finestra aveva visto volteggiare e rincorrersi dei gabbiani. Il leader radicale era quello che, in politica, al potere preferiva “l’amare e l’essere amato“, rispetto al consumare dava spazio al creare.

Troppo spesso, però, nei nostri epidermici ragionamenti ci troviamo a confondere l’acredine e l’odio con la verità e la sua ricerca. Così mentre l’insulto, l’offesa e l’invettiva fine a se stesse sono sicuramente le terre privilegiate dell’odio altrettanto non può dirsi della frase che prova a dire una verità, che pone sul tavolo questioni forti in modo dialogico, che si pone in contraddittorio proprio per ricercare la verità. Odiare è attività che scotta sicuramente la sensibilità del destinatario ma che consuma anche le energie di chi odia. L’amore per la verità è, invece, attività che può coinvolgere più persone pur partendo da punti di vista diversi. La verità che si rivela è creazione pura.

Ciononostante siamo spesso impauriti dall’essere minoranza o addirittura isolati dall’espressione delle nostre idee più originali. Sovente ci autocensuriamo quando temiamo la solitudine, il non essere compresi. C’è in gioco, infatti, il pudore: quella stessa sensazione che impedisce di dire cose per cui potremmo essere accusati di parzialità o di tenere posizioni che non tengono conto del bene comune, di non tenere a ciò che la maggioranza delle persone, invece, tiene. Andare in un’altra direzione o contro talune idee, mettendo in discussione lo status quo non vuol dire odiare, deprecare chi non la pensa come noi. Cosi’ se esprimo me stesso, senza odio, critichero’ di certo le idee che non mi rappresentano ma difficilmente cadrò nella trappola di confondere il prodotto (le idee) dal produttore (chi le pensa e le manifesta). Come, altrettanto, una cosa è affermare che “quello che dici costituisce una stupidaggine” e un’altra, completamente all’opposto, è rivolgere l’offesa di “stupido” a chi quella cosa l’ha detta.

Mettendola in positivo onorare della nostra contrarietà e della nostra sincera alterità i nostri interlocutori significa, con tutto il rispetto, metterli al centro di un dialogo possibile, metterli al riparo da nostre finzioni, dissimulazioni, mancanze di sincerità. Ecco allora che odiare è sicuramente da stronzi ma non amarsi, al punto da rinunciare ad essere noi stessi, forse, non è da meno ed è, sovente, una precondizione all’odio stesso.

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