Assenze presenti

“Noi sentiamo il dolore, ma non l’assenza del dolore; sentiamo la preoccupazione, ma non l’assenza della preoccupazione (…); la paura, ma non la sicurezza”. Schopenhauer

Vi è mai capitato di vivere la dimensione per la quale nonostante vi sforziate di cancellare una persona, un ricordo, una situazione del passato, un’attività che avete nel frattempo lasciato e che vi hanno donato sensazioni positive queste ritornino prepotentemente e/o costantemente nelle vostre visualizzazioni più profonde ed intime, persino nei vostri sogni ?

Un’opera di Bansky

Ritengo che certe “assenze” nelle nostre vite siano capaci e potenti: detengono una forza che le attualizzuano e le ricompongono in flusso coerente di emersioni/immersioni/riemersioni. Queste “assenze” sono veri e propri buchi, non solo e non tanto ferite, ma contenitori in cui costantemente o periodicamente si vanno a sedimentare le nostre migliori emozioni. Non mi appare una sana nostalgia ma spesso è l’inquietudine positiva di un “progetto incompiuto”, di una “ricerca interrotta”, di un’incompletezza irrazionale ma solo emozionalmente compiuta; un’inquietudine esistenziale. Un’assenza così è persino capace di scavarlo ancora di più quel buco aumentando la nostra frequenza di inciamparci.

“Nessun posto è lontano, se desideri essere accanto a qualcuno che ami, forse non ci sei già? […] Le uniche cose che contano son quelle fatte di verità e di gioia, e non di latta e lustrini. […] Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. […] Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.” Bach

Un’assenza così è insomma viva e attuale. C’è nel momento presente. Si è capaci di rifornirla persino di nobili novità unilaterali. Il livello di lontananza fisica è direttamente proporzionale a quello di vicinanza emotiva a quella persona, a quella situazione, a quell’attivita’ che si sente di voler “completare”, che si desidera ancora vivere. Quell’assenza credo che possa essere, forse elaborata positivamente anche divenire, una forma di sopravvivenza della nostra parte migliore, di resistenza alla cattiveria, all’odio. Se è così non c’è modo migliore di pensare ad una presenza quando il suo oggetto è distante da noi, lontano, addirittura dolorosamente assente. Per dirla con le parole del cantautore Brunori Sas: “Anche il dolore serve proprio come la felicità.”

“Non c’è vuoto più grande di quando qualcuno entra nella tua vita, te la scombussola e poi se ne va.” Bukowski.

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