Per errore e per casualità. Della ricerca e della scoperta.

“Aspettatevi l’inaspettato, credete nell’incredibile e raggiungerete l’irraggiungibile.”

Fleming all’inizio del secolo scopri’ la penicillina per essersi dimenticato delle colture batteriche in laboratorio. Un errore di troncamento sui decimali, in un studio su modelli climatologici, permise a Lorenz di parlare dell’effetto “battito di ali di farfalla“. Colombo era partito per sperimentare una nuova rotta per le Indie asiatiche e scopri’ le Americhe. Tre esempi per dire cosa ? Semplicemente (o forse no) che anche negli eventi che hanno influenzato in meglio la storia dell’umanità vi è una certa dose di casualità o di errore o tutti e due messi assieme. Uno parte per ricercare (e si ricerca sempre con un obiettivo determinato) ma poi la sua scoperta riguarda tutt’altro rispetto al campo d’indagine che aveva ipotizzato. Così anche nelle nostre vite sovente ci impegniamo a fondo su un’attività ma poi questa ci porta un saldo positivo su un altro campo. Lavoriamo cocciutamente su un progetto professionale ma poi scopriamo l’amore; viceversa diamo fondo alle nostre energie sentimentali e, grazie alle scelte fatte in nome del sentimento, matura un’occasione professionale capace di durare oltre quel rapporto amoroso. Oppure curiamo un hobby o uno sport che ci consente di scoprire una risorsa caratteriale o fisiologica inaspettata che magari non ci farà eccellere in quella peculiare attività ludica ma che si rileva fondamentale per fare un passo deciso verso il miglioramento nel lavoro. Molti economisti applicando questi concetti sono arrivati a teorizzare l’importanza della diversificazione degli investimenti. Alcuni psico-sociologi e neuropsicologi invece hanno studiato una cosa resa famosa da un film anglosassone del 2001: la serendipity (in italiano suona malissimo come la “serendipita’ “). Questi studi hanno evidenziato come la capacità di elaborare coscientemente degli stimoli visivi è significativamente incrementata quando l’osservazione attiva del mondo esterno non è guidata da aspettative probabilistiche e temporali già definite.

Locandina del film Serendipity

Si può provare a tradurre e semplificare queste ipotesi scientifiche in apertura mentale o nella capacità di lasciarsi sorprendere dagli eventi anche non aspettati e a non scartarli anzi a dargli un significato. Anche non sottovalutarei, ridimensionando così l’attività volontaristica e finalistica del ricercatore (o del viaggiatore), il concetto per il quale non solo non si scopre quello che si vuole ricercare ma non si scopre quello che non si vuole far scoprire. La sola cosa determinante potrebbe essere solo quella di fare, di mettersi in viaggio, e provare a mettersi sulla stessa lunghezza di onda, un buon paio di occhiali, di quello che ha la capacità di manifestarsi. Solo quello che è già nelle cose si manifesta e dunque semplicemente non lo si può tecnicamente ricercare e fors’anche non lo si scopre (se non per errore o casualità). Così nelle cose della vita conta, anzi è determinante, sviluppare l’attitudine di interpretare quello che accade, anche senza ragione apparente, mentre la vita scorre, giorno dopo giorno. Ogni caso e ogni errore può divenire un’opportunità. Ciò pensando non esiste più routine quotidiana, non c’è spazio per la noia o la staticità, nel  momento in cui si è coscienti che qualcosa (o tutto) può accadere per sconvolgere il presente e il futuro. In fondo gli intrecci delle nostre esistenze, anche quelli apparentente più significativi e duraturi in termine di legame, se ci pensa bene sono il frutto di buonissima dose di casualità o errore.

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