Un tempo farsi un’opinione era cosa seria. Non bastavano intere pagine di giornale ed editoriali di cronisti e giornalisti di riconosciuto curriculum, non bastavano i processi (di primo grado); Tortora insegna. Oggi lo scandalo e l’indignazione vanno in onda realtime. La vita è rigorosamente “in diretta”, il pomeriggio sul 5 è pura cronaca nera (nei periodi di magra ci si affida alle madonnine piangenti in giro per l’Italia) con tanto di indagini condotte dagli improbabili inviati della Barbarella nazionale. Dai “venticelli” che vengono dagli ambienti che si occupano della vicenda giudiziaria non solo si costruiscono intere trasmissioni (che spargono paura a piene mani come se avessimo tutti un Impagnatiello o aspirante tale impiegato nel bar sottocasa e fidanzato con le nostre figlie) ma, realtime, si riescono a inviare messaggi domenicali (che nostalgia quando si commentava pacatamente quello papale) non urbi et orbi ma diretti a mamme incolpevoli: “Si, suo figlio è un mostro”. Piace vincere facile.
