Ad elezioni terminate si può ragionare con calma, perlomeno tentare di farlo, fuori da schemi e fazioni. Non v’è dubbio che uno dei temi, calati se non addirittura imposti nel vivo della campagna elettorale, è stato proprio quello del fascismo e dell’antifascismo.
Pubblico, dunque, un breve epistolario, uno scambio di battute avuto on line con un amico omettendone l’anagrafica ed indicandolo come “Amico” per non urtare sensibilità e riservatezze.
Io: “Amico credo che si stia prendendo un abbaglio. Davvero credo non possa essere neanche sospettato di sostenere quel tipo idee eppure ritenere che l’opzione penale (e quindi i processi e il carcere) sia lo strumento per sconfiggere le idee e la loro semplice diffusione (ripeto idee e non azioni) storicamente aberranti e pericolose costituisca adottare lo stesso strumento che l’assunto nemico ha già adottato (per quelle che erano le idee a lui sgradite). Il confino cosa era se non questo ? E come un contrappasso, vedrai, martirizzando chi propugna idee fasciste si otterrà l’effetto contrario.”
Amico: “Fu non reagire a quella violenza fin da subito che spalancò le porte dell’abisso in tutt’ Europa.”
Io: “Ma questo non vuol dire non denunciare, non contrastare, non sostenere la pericolosità di quelle idee come non vuol dire rinunciare all’opzione penale laddove quelle idee e la loro propaganda passino ai fatti, all’azione della discriminazione, dell’uso della forza e della violenza contro chicchessia.”
Amico: “Quelle idee hanno portato morte e distruzione non possono circolare, ed uno Stato democratico con i mezzi, gli strumenti e le garanzie del diritto deve metterle al bando.”
Io: ” Tutte le idee totalitarie, antidemocratiche e liberticide, presto o tardi hanno portato morte e distruzione. Mettiamo al bando anche quelle franchiste, quelle comuniste, quelle di Bokassa, del (quasi) dittatore Maduro o di quello coreano ?”